Quanta CO2 produce una guerra?

La guerra uccide con la CO2

La guerra uccide sia direttamente che indirettamente. Nel primo caso rientrano i civili e i militari colpiti dalle armi, ma c’è anche il secondo caso; in cui per esempio le carestie, la mancanza d’acqua o di assistenza sanitaria, causano un numero di morti che può essere addirittura equivalente.

Fanno parte delle morti indirette causate dai conflitti anche quelle dovute all’inquinamento. È normalissimo che oggi non sia il nostro primo pensiero. La nostra attenzione, a qualche tempo dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, è giustamente rivolta ad altro, cioè agli effetti diretti e immediati dei bombardamenti e dei combattimenti: i morti, i feriti, gli sfollati, gli edifici distrutti. Ma il dato ambientale è preoccupante perché riguarderà l’Ucraina per i prossimi decenni.

Quanta CO2 viene prodotta nella guerra?

Le guerre inquinano, ok, ma quanto? Secondo un report che analizza l’impatto ambientale dell’esercito statunitense, questo inquinerebbe tanto quanto uno stato come il Marocco. Può sembrarci un dato esagerato, o controintuitivo, invece è solido: il più grande e meglio equipaggiato esercito al mondo, se consideriamo le emissioni in atmosfera e l’impatto su terreni e acquedotti, equivale a quello di un’intera nazione. Ci sono diversi motivi se gli eserciti inquinano così tanto, per esempio le basi militari solitamente non smaltiscono i rifiuti, ma li bruciano nelle fosse. Si scavano semplicemente delle buche e lì si brucia tutto. Succede perché una delle preoccupazioni dei militari è quella di non permettere né che il proprio materiale abbandonato possa servire a ricavare informazioni riservate, né che finisca per essere riutilizzato, a scopo militare o propagandistico, da forze avversarie.

Inquinamento ucraino: la guerra della CO2

Conoscere con precisione i dati sull’inquinamento del territorio ucraino in questo momento è impossibile: i sistemi di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, per esempio, sono stati messi fuori uso proprio dai bombardamenti. Lo stesso discorso vale anche per il sottosuolo, come con le falde acquifere e il terreno. Eppure alcune informazioni utili a farci un’idea delle dimensioni del problema ci sono, d’altronde la guerra in Ucraina non è certo cominciata in queste settimane, va avanti semmai da otto anni nelle zone orientali del Paese. Ecco un esempio: la regione del Donbass, come racconta Gregory Barber su Wired, è zona mineraria, e di conseguenza le gallerie sono un po’ ovunque. Oggi, per via della guerra, sono abbandonate. Alcune recenti inondazioni hanno modificato questi tunnel, in molti casi li hanno fatti crollare, e per via della composizione chimica del terreno è probabile che l’acqua abbia trasportato sostanze tossiche fino alle falde acquifere. In alcuni tratti, peraltro, queste miniere sono potenzialmente radioattive. I combattimenti rendono però troppo pericoloso verificare e intervenire.

L’inquinamento dei conflitti recenti

Che le guerre inquinino, e comportino enormi quantità di emissioni, lo sappiamo soprattutto perché sono stati compiuti studi approfonditi sui conflitti recenti. In Libia, Siria, Colombia e Iraq, per esempio, si sono registrati importanti aumenti di CO2 e di altri inquinanti nell’atmosfera, anche perché i bombardamenti hanno avuto come obiettivo anche impianti energetici e pozzi petroliferi. In realtà, però, lo stesso tipo di inquinamento si verifica in tutti i conflitti in cui si usa l’aviazione o l’artiglieria pesante, compresi i territori in cui non sono presenti risorse petrolifere o di gas. Perché in ogni caso la strategia degli eserciti prevede spesso il prendere di mira condutture, gasdotti, impianti di stoccaggio di gas o petrolio e così via. Serve a isolare le città, a privare l’esercito avversario (e le popolazioni) di energia, calore ed elettricità, così da ricavarne un vantaggio tattico. Oggi questo lo sta facendo l’esercito russo con diverse grandi città ucraine, come Mariupol: si impone sofferenza, freddo, sete e fame, così che gli ucraini si arrendano più velocemente.

Altre volte, come nelle guerre di Iraq e Siria, è successo che chi veniva sconfitto, prima di arretrare o arrendersi, dava fuoco ai pozzi petroliferi. Il motivo è semplice, danneggiare comunque il nemico e fare in modo che se proprio deve conquistare un territorio, lo riceva pericoloso e meno redditizio.

L’inquinamento dovuto alle azioni militari a volte è così massiccio che non dovrebbe preoccupare soltanto le popolazioni che vivranno su quei territori per lunghi periodi, ma anche gli stessi militari, che stazionano solo per qualche mese o qualche anno. L’esercito americano, per esempio, ha previsto risarcimenti in denaro per chi è stato colpito da problemi respiratori dopo aver partecipato alla Guerra del Golfo negli anni Novanta.

Malattie respiratorie

Le malattie respiratorie non sono le sole a poter essere causate dall’inquinamento dovuto a un conflitto. Le emissioni possono causare anche alte incidenze di tumori e problemi cardiovascolari. Quando furono abbattute le Torri gemelle di New York, per esempio, le polveri inalate dai sopravvissuti e dai soccorritori determinarono un’alta incidenza di queste malattie. Eppure parliamo di persone esposte a quei materiali solo per poche ore

Il Pm2.5

Uno dei punti centrali per capire l’impatto ambientale delle guerre è questo: le particelle che inquinano l’atmosfera più sono piccole e più sono dannose per il nostro organismo. C’è un rapporto di inversa proporzionalità tra dimensioni e pericolo. E le esplosioni di una guerra novecentesca come quella che sta avvenendo in Ucraina, producono particelle molto piccole, così piccole che dai polmoni possono arrivare direttamente al sangue. Quando per esempio l’esercito russo ha colpito un grande serbatoio di petrolio nella città di Vasyl’kiv, a pochi chilometri da Kyiv, è altamente probabile che l’esplosione abbia liberato nell’aria particolato tra i più nocivi, come il Pm2.5.

Le esplosioni degli ordigni più grandi e potenti raggiungono temperature altissime, e sono queste a essere particolarmente pericolose: possono “vaporizzare” anche quantità significative di metalli pesanti. Questi ordigni, peraltro, spesso contengono proprio metalli pesanti, perché il loro peso specifico ne migliora la balistica esterna.

Ucraina: un problema (anche) ambientale

Il problema, in Ucraina, quindi è anche ambientale. Oltre alla crisi umanitaria, a quella politica e a quella sociale, c’è anche un altro danno: l’avvelenamento di aria, acqua e terreno. E nei prossimi anni bisognerà averci a che fare. Anche se va detto che di solito nessuno si assume la responsabilità della bonifica dei territori inquinati dai conflitti. Le guerre, infatti, sospendono i diritti, ma anche i doveri. 

Ora il dato più preoccupante in Ucraina viene dall’aumento degli attacchi russi sulle infrastrutture civili, che significano più morti innocenti, innanzitutto, ma anche più eternit, più plastica e più metalli pesanti dispersi nell’aria. 

Prima di salutarci mi presento

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Fonti

  • Enrico Pitzianti, nella rubrica Wired “Non scaldiamoci”

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