Ribelli e impossibili: perchè le aziende dovrebbero assumerli

I “ribelli” che mettono in discussione lo status quo non sono in genere molto popolari all’interno delle aziende. Eppure, osserva il project manager Enrico Zanieri, sono spesso loro il motore dell’innovazione.

E’ vero che “vestono come gli altri non vestono” e che “si comportano come gli altri non si comportano”, ma i ribelli “arrivano dove gli altri non arrivano”.

L’innovazione parte dai ribelli

Si muovono sul filo sottile fra genialità ed incomprensione, prendono un sacco di granchi ma l’innovazione parte sempre e comunque da loro.

Non sono amati e voluti da tutti perché sfidano il sistema e mettono in discussione lo status quo.

Non rifuggono necessariamente la normalità, ma quando non trovano la soluzione nei meandri delle strade universalmente battute, allora cominciano a farsi domande.. e a cercare strade alternative.

Come esploratori in ricerca continua, si muovono costantemente ed agilmente in zone di discomfort totale, laddove gli altri assumono comportamenti totalmente opposti (ricercando quelle sicurezze che non sempre vanno d’accordo con il concetto di “innovazione”).

I ribelli non sono sempre innovatori ma quasi tutti gli innovatori sono ribelli

I ribelli sono degli affamati, ma non di soldi: cercano sfide, spingono limiti, sperimentano cose nuove per andare un pezzo un po’ più in là e per lasciare un segno per se stessi e per gli altri.

Sono perennemente irrequieti ed è per questo che in mercato che costringe a continui cambiamenti ed adattamenti, le aziende farebbero bene ad assumerli.

Gestire un ribelle è molto difficile e la scelta migliore (e più intelligente), è semplicemente quella di rinunciare a farlo, mettendoli in posizioni dove possono fare la differenza.

Se per mercato o core business ti muovi nel campo della sicurezza, forse non sono i migliori da mettere in squadra, ma se cerchi un modo diverso di fare le cose (e vuoi competere nel campo dell’innovazione), forse faresti meglio a guardarli diversamente.

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